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Il preposto: come si individua e cosa rischia

Non è una qualifica che si assegna: è una funzione che si riconosce. Chi la esercita di fatto è preposto anche senza nomina, e ne risponde.

Konnexa 3 min di lettura
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Di tutte le figure della sicurezza, il preposto è quella che le aziende individuano più tardi e peggio. Il motivo è che sembra una nomina, e non lo è: è una funzione che si riconosce, non un titolo che si assegna.

La definizione, tradotta

Preposto è chi, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati, sovrintende all'attività lavorativa e garantisce l'attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori.

In pratica: chi sta lì mentre si lavora, dice come si fa, e si accorge se si fa male. Il capoturno, il caposquadra, il responsabile di reparto.

La conseguenza che sorprende: il preposto di fatto

Se una persona esercita quella funzione, è preposto anche se nessuno l'ha mai nominata. Non serve una lettera per diventarlo, e non basta non averla scritta per non esserlo.

È il punto che si scopre nel momento peggiore, cioè dopo un infortunio: si va a guardare chi dirigeva il lavoro in quel momento, e quella persona risponde come preposto — mentre l'azienda sostiene di non averne.

Il datore di lavoro ha l'obbligo di individuare il preposto. Individuare significa riconoscere chi già svolge quella funzione, metterlo per iscritto e formarlo, non inventarsi un nome.

Cosa deve fare, in concreto

Gli obblighi del preposto sono di vigilanza attiva, non di firma:

  • sovrintendere e vigilare sull'osservanza degli obblighi da parte dei lavoratori, e in caso di comportamenti non conformi intervenire per modificarli;
  • in caso di persistenza dell'inosservanza, interrompere l'attività e informare i superiori;
  • segnalare tempestivamente le deficienze dei mezzi, delle attrezzature e dei DPI, e ogni condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro;
  • non consentire la ripresa di un'attività dove persiste un pericolo grave e specifico.

La parola chiave è interrompere. Il preposto è l'unica figura che ha il dovere di fermare il lavoro mentre sta accadendo, e quel dovere non si delega verso l'alto: "l'avevo detto al capo" non è un adempimento.

La formazione, e il punto in cui si perde

Il preposto ha bisogno di una formazione specifica aggiuntiva rispetto a quella di lavoratore, con aggiornamento periodico.

Ed è qui che nasce il buco più comune. La formazione da preposto scade in un mese diverso da quella del resto della squadra, perché la persona è diventata preposta in un momento diverso da quando è stata assunta. Sono scadenze isolate, una per persona, che non rientrano in nessun giro collettivo — quindi sono esattamente quelle che nessuno presidia.

Il secondo buco è il cambio di reparto: chi non sovrintende più non è più preposto, e chi ha preso il suo posto lo è diventato, spesso senza che nessuno abbia aggiornato niente.

Come lo affronta Konnexa

Preposto è un ruolo assegnato a una persona, e dal ruolo discendono i corsi che le servono e le date in cui scadono. Assegnarlo genera gli obblighi; toglierlo li chiude.

Così la domanda "chi sono oggi i miei preposti, e la loro formazione è in regola?" si risponde guardando una schermata, invece di ricostruirla mettendo insieme l'organigramma, le email dell'ente di formazione e la memoria di qualcuno.


Se il problema è più a monte — nessuno presidia nessuna scadenza — si comincia da qui.

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